Il brigante Crocco (1997)

Il brigante Crocco (1997)

Il brigante Crocco

Edizioni Ofanto, Salerno, pp. 100, € 13.00

Il brigante Carmine Donatelli Crocco, nato a Rionero in Vulture nel 1830, fu uno dei più famosi briganti meridionali del periodo post-unitario, che unì nella sua lotta contro i piemontesi e il nuovo stato italiano coraggio e astuzia, velleità politiche e violenza brutale.
A capo di bande di molte centinaia di briganti dopo il 1860 il "generale dei cafoni" occupò i boschi dell'Ofanto tra l'Irpinia e la Basilicata, attaccando le forze regolari dell'esercito e le guardia nazionale, assaltando paesi isolati e munite cittadine, tenendo in scacco le milizie che gli davano la caccia, aiutato spesso dalle popolazioni locali.

Ancora oggi la memoria di questo singolare capo brigante è viva tra la gente che spesso lo ha trasformato in una figura più o meno leggendaria, facendone ora il più generoso combattente della causa degli spodestati Borbone, ora la guida della rivolta sociale dei disperati contadini del Sud contro una classe di proprietari che li costringeva alla miseria e all'abiezione.
Prigioniero prima dello stato pontificio, dal quale aveva sperato protezione, e poi dello stato italiano che aveva accanitamente combattuto, Crocco morì nel 1905 nell'ergastolo di Santo Stefano, dove scontava la sua pena per gli omicidi, le stragi, gli attentati all'ordine pubblico, le grassazioni, i saccheggi, le ribellioni e i molti altri reati per i quali era stato condannato.
Eugenio Massa, capitano dell'esercito, che combattè il brigantaggio e che incontrò più volte Crocco in prigione, ce lo descrive "d'ingegno pronto, di fantasia esaltata", dedito in carcere al leggere e allo scrivere, capace di scrivere le memorie della sua vita "con forma.. .quasi letteraria". Massa pubblicò così un 'autobiografia del brigante - alla cui veridicità fin dall'inizio pochi credettero - che egli disse di editare "nella sua integrità sostanziale e formale", sembrandogli un documento umano meritevole di essere letto. In realtà le pagine di Massa ci presentano un Crocco troppo colto e letterato per un semianalfabeta, troppo filosofo, troppo "socialista" per un autentico capo brigante. Nasce il dubbio, così, che la storia che Massa ci narra sia non veramente l'autobiografia di Crocco, ma la prima leggenda letteraria composta sulla inquietante figura del brigante contadino postosi a capo di un'armata di straccioni in rivolta.