L’antico palazzo municipale di Aquilonia

22.09.2012 18:12

L’antica sede del municipio di Aquilonia, al paese vecchio, fu il palazzo cinquecentesco della famiglia Stentalis.

Gli Stentalis, antica famiglia della borghesia colta locale, avevano legato il loro tragico destino al partito di Gioacchino Murat e all’ideologia liberale. Per tutto l’Ottocento avevano preso parte alle lotte politiche che agitavano lo stato borbonico e avevano partecipato attivamente alla vita culturale ed economica della provincia irpina. Un Francecsantonio Stentalis, nel 1813, era stato corrispondente da Carbonara della reale Società Economica di Principato Ultra, e successivamente aveva tentato senza successo anche delle sperimentazioni zootecniche, introducendo ad Aquilonia alcune decine di capi ovini della rinomata razza dei merinos. Negli anni ’20, avendo partecipato all’attività delle sette carbonare, molti membri della famiglia Stentalis avevano perso i loro incarichi pubblici nella restaurazione borbonica. Nella cruenta rivolta contadina del 21 ottobre 1860 la famiglia ebbe tre morti (Isidoro, Gabriele ed il piccolo Michele Stentalis, di appena nove anni). Si salvò solo il maggiore dei figli, Francescantonio Stentalis, che poi, nei decenni successivi, lasciò Carbonara e si stabilì a Napoli. Francescantonio Stentalis fu membro del Consiglio Provinciale di Avellino per molto tempo, mantenendo rapporti di amicizia e di interesse con l’antica città natale di Carbonara che ormai era diventata “Aquilonia”. Negli ultimi anni dell’Ottocento, in seguito ad alcuni rovesci finanziari, si trovò in difficoltà economiche e perse, per espropriazione giudiziaria, l’antico palazzo di Aquilonia, che già da tempo era divenuto proprietà della moglie, Emilia De Sabbato Stentalis.

Il palazzo Stentalis era una costruzione isolata a due piani, prospiciente l’antica piazza del centro storico di Aquilonia, con un grande portone di pietra levigata e un ampio vestibolo coperto solo in parte dove campeggiava un leone di pietra accovacciato, da cui un grande e bello scalone, anch’esso di pietra viva, conduceva al piano superiore.

Perduto dagli Stentalis, il palazzo fu acquistato all’asta giudiziaria del tribunale di S. Angelo dei Lombardi dal cav. Crescenzo Capozzi, di Salza Irpina, nel 1898. Francescantonio Stentalis pregò allora il cav. Capozzi di voler vendere la sua antica dimora gentilizia direttamente al Comune di Aquilonia, che era interessato all’acquisto, “a fine filantropico”, ma anche per non far cadere ulteriormente il prezzo dello stabile. Il comune, infatti, voleva farne sede del municipio e, data l’ampiezza dell’edificio, adattarlo anche a suola elementare e a carcere mandamentale. Il valore dell’antico e bel palazzo di pietra si aggirava intorno alle 35.000 lire del tempo (corrispondenti attualmente a circa 193 milioni). Lo stabile fu poi stimato in 42.000 lire (pari a circa 231.470 lire attuali). La cifra fu giudicata troppo alta per un piccolo paese come Aquilonia, dalle finanze disastrate, ma si osservò che i materiali da costruzione costavano molto più che altrove, anche per le alte spese relative al loro trasporto, non essendovi una produzione locale di materiale edilizio. Si decise comunque, nonostante molte opposizioni dettate da contrastanti interessi personali, di acquistare il palazzo per “togliere dal Comune quella bolgia che si chiama carcere e delle scuole che ben a ragione il De Sanctis chiamava omicide...cancellando così pure Aquilonia la macchia d’aver un (carcere) attualmente che è la negazione di ogni umanità”.

Superate le ultime resistenze in consiglio comunale, sollevate soprattutto da parte della famiglia Vitale, il comune, dopo ulteriori trattative col Capozzi, comprò l’antico palazzo degli Stentalis nel 1902, pagandolo a rate, ed ebbe così la sua nuova sede municipale. Le carceri furono attive fino agli anni Venti, quando il governo di Mussolini soppresse la pretura di Aquilonia. Gli altri ambienti ospitarono alcune aule delle scuole elementari e, in seguito, la Sede dei Combattenti e Reduci e il monte frumentario, fino a che nella fatidica notte del 23 luglio del 1930 esso si sgretolò nella polvere del disastro e si perse per sempre nella storia e nella memoria degli aquiloniesi.