La basilica e le catacombe di Prata di Principato Ultra

22.09.2012 18:14

E' noto che il Mezzogiorno possiede molti piccoli gioielli, il più delle volte del tutto ignorati, nascosti, poco valorizzati che solo la perspicacia e la sensibilità di qualcuno ha salvato dal degrado e dalla scomparsa. La basilica dell'Annunziata di Prata e le sue antiche catacombe costituiscono uno di questi gioielli, testimonianza storica non poco significativa della cultura e dell'arte medievale in area irpina.

Poco lontano dal paese di Prata, piccolo naturalmente come tutti i centri irpini, sorge questo monumento suggestivo come pochi per la posizione isolata e per il verde che lo sommerge: tra il verde delle colline circostanti emerge l'architettura di un'antica chiesa che alcuni vogliono dei primi secoli del cristianesimo altri di epoca più tarda, del tempo dei duchi longobardi, e i resti di un complesso cimiteriale, le catacombe di Prata, probabilmente del II-III sec. d.C.

Proprio dalle catacombe bisogna partire per leggere la storia della annessa basilica. Esse testimoniano la presenza fin dai primi secoli di comunità cristiane nella regione tra Benevento ed Avellino, anche se non possono essere le catacombe della città di Abellinum come qualche studioso dell'Ottocento aveva creduto. Le catacombe erano le sepolture dei cristiani, i quali non usavano cremare i corpi, credendo nella resurrezione, ma li seppellivano in terreni (praedia) di qualche ricco membro della loro comunità. Presso le tombe accadeva talvolta che si celebrassero i riti religiosi, si rinnovassero preghiere per i defunti o, se vi era tra essi qualche figura particolarmente autorevole di martire, si costruisse un "chiesa". La basilica di Prata potrebbe essere connessa alla presenza di quest'area cimiteriale, almeno per quanto riguarda la sua fondazione. Dall'Ottocento ad oggi però la questione della datazione della basilica è molto controversa, e di volta in volta diversi studiosi l'anno diversamente datata, attribuendola alcuni all'età paleocristiana (VI sec. d.C.) altri invece all'epoca longobarda, tesi oggi prevalente. E' indubbio però che il monumento deve sorgere su preesistenti fondazioni più antiche sia per la presenza di strutture murarie in opus incertum databili ad epoca molto antica sia per il fatto che si conservano tracce effettive di fondazioni di preesistenti chiese sorte in epoca paleocristiana al centro del complesso catacombale. Si legge nel complesso di Prata la stessa vicenda storica ed architettonica di Cimitile di Nola: la presenza di un complesso sepolcrale intorno alla tomba del martire Felice spinse all'edificazione di basiliche paleocristiane più volte ristrutturate e rimaneggiate nei secoli. Oggi la basilica di Prata presenta la parte anteriore, la navata, nelle forme tipiche dell'architettura barocca; essa è in effetti il prolungamento del presbiterio, dove si trova l'abside con l'altare, e in asse con esso.

Al di là delle complesse questioni storiche ed architettoniche, la cui soluzione bisogna lasciare agli esperti di archeologia medievale, la Basilica e le Catacombe di Prata sono un luogo di grande suggestione, da riscoprire e valorizzare. L'abside in pietra presenta colonne di pietra con capitelli, e singolari trifore con colonnine tortili che con la triplice apertura delle finestre conferisce una certa leggerezza alle pareti. Suggestiona poi la raccolta penombra della chiesa, con la mensa al centro dell'abside sorretta da un'unica bassa colonna. E qua e là sulle pareti i segni di pitture antiche, i tratti di un Redentore affrescato tra due angeli, che appena si notano per i danni subiti dalla natura e dall'incuria dell'uomo. Affreschi che coprono altre pitture più antiche: una Vergine dipinta in fondo all'abside, in una piccola nicchia, tra due santi in preghiera, pur nella immota fissità del suo sguardo, tipica di certe icone bizantineggianti, sembra parlarci attraverso i secoli della antica religione, dell'arte che cantava la bellezza della fede cristiana, che derivando i suoi moduli dalla capitale del ducato, Benevento, raggiungeva anche nelle zone più lontane una belle sobrietà e leggiadria di effetti.

Non meno suggestiva è la catacomba scavata nel tufo, come nelle grandi catacombe napoletane di San Gennaro e di San Gaudioso. Questo straordinario materiale al tempo stesso friabile e resistente che ha reso possibile la particolare architettura sepolcrale di tutta l'area appeninnica meridionale, da Roma in giù. Le catacombe, con tutto il fascino della loro storia, le ritroviamo infatti come monumento straordinario della civiltà paleocristiana diffuse in tutto in Mediterraneo, fino in Tunisia e a Malta, più o meno con identiche caratteristiche.. Anche qui, nel complesso cimiteriale di Prata, rivive tutta la suggestione della idea della morte cristiana, il sonno perfetto del fedele che attende il compiersi della beata speranza. Nicchie, arcosoli, fosse terragne, frammenti di iscrizioni dedicatorie, e ancora tracce di affreschi, più o meno antichi, negli arcosoli o presso gli altarini e le mensole che servivano a posare gli arredi funerari o lampade testimoniano un uso molto duraturo, proseguito forse alnche oltre i primi secoli del cristianesimo e trasmettono, nella nudità della pietra, la vibrante sensazione del fascino della storia.

E' opportuno che questo bel monumento di Prata sia ancora studiato scientificamente nella sua storia e nella sua architettura; è altrettanto importante però che sia conosciuto non solo dalla dai giovani abitanti della piccola Prata, ma da tutti coloro che hanno a cuore le tante bellezze dell'Irpinia e del Sud.

Dario Ianneci