Crocco all'assalto di Monteverde e Carbonara nel libro di Spagnuolo

22.09.2012 18:13

Un episodio del brigantaggio irpino 

La storia dell'Irpinia è ricca di molte "storie minori" che solo da poco tempo cominciano ad imporsi all'attenzione degli studiosi. Le carte degli archivi, in particolare dell'Archivio di Stato di Avellino, sono ormai da tempo studiate in maniera sistematica. E la storia locale si arricchisce di nuove pagine, di nuove testimonianze documentarie. Se, in un ipotetica storia dell'Archivio di Stato, si facesse una statistica della frequenza da parte degli studiosi, si noterebbe certamente come nell'ultimo decennio le sale di studio di questa nostra importante struttura culturale siano state frequentate in maniera assi più intensa che per il passato, a cominciare dagli studenti universitari a cui sempre più spesso si assegnano tesi di ricerca e di documentazione. Certamente poi tra i fondi dell'Archivio di Stato di Avellino quello relativo al brigantaggio costituisce forse il più consultato, sia per il grande rilievo che la tematica ha assunto in sede di indagine storiografia a partire dalla metà degli anni Settanta (dal famoso saggio di Melfese sul Brigantaggio meridionale) sia perché non esiste comune, per quanto piccolo, dell'Irpinia - come di tutto il Mezzogiorno del resto - che non sia stato coinvolto in piccoli o grandi episodi di brigantaggio, a partire dai primi anni dell'Ottocento fino alle grandi rivolte e insurrezioni antiunitare del 1860-61.

Gli studiosi di storia locale, così, con diverso spirito, diversa competenza e con vari risultati, hanno cercato nei rapporti degli Intendenti e della Prefettura, nelle carte della Gran Corte Criminale di epoca borbonica, nelle sentenze dei Tribunali del periodo unitario, notizie su fatti, figure, episodi che hanno caratterizzato la vita delle loro comunità, le tracce di una contesa tra soldati e briganti in cui spesso si è voluto vedere l'esito di lungo contrasto tra ricchi possidenti e diseredati proletari rurali, una forma di proto-lotta di classe, "l'urto feroce tra chi ha e chi non ha" - come scrisse Croce a proposito della famosa novella verghiana Libertà. Sono nati così decine di libretti, opuscoli, volumi più o meno documentati di storie brigantesche, editi in proprio o con denari municipali, che fanno onore a chi con fatica personale (non sempre riconosciuta) contribuisce alla documentazione della storia patria, in una regione peraltro in cui purtroppo le strutture della ricerca non riescono a favorire e ad incoraggiare veramente in modo organico e continuo l'attività di studiosi e di ricercatori.

Uno di questi libretti di tipo "documentario" riguarda un episodio di storia minore relativo a Carbonara (oggi Aquilonia) e Monteverde: l'assalto della banda di Crocco ai due paesi, e l'insurrezione che ne derivò, nell'Aprile del 1861. Il libretto, di cui è autore Edoardo Spagnuolo,  è stato edito recentemente a Vicenza da un'Associazione Culturale "Due Sicilie". Devo presumere, dal titolo editoriale, che si tratti di uno di quei circoli "neoborbonici" che sono sorti negli ultimi anni a Napoli e in tutta Italia - in maniera a mio avviso assolutamente imprevidente - per reazione al rozzo cliché antimeridionalista alla Bossi. Non è tuttavia con il richiamo al mito delle "Due Sicilie" e al borbonismo (altrettanto rozzo che l'antimeridionalismo leghista) che si fa veramente storia e si difendono le ragioni del Sud. A prescindere tuttavia  dalla sigla editoriale, il libretto di Spagnuolo ha il pregio di essere fondato su precisi riferimenti documentari e su fonti dell'Archivio di Stato di Avellino, ed aggiunge un'altra pagina alla singolare storia di Crocco- una figura brigantesca oggi un po' mitizzata -. Il brigante di Rionero invero, anche con la recente messinscena del cinespettacolo di Rambaldi alla Foresta Grancìa di Brindisi di Montagna, vicino a Potenza, ha finito infatti con l'assumere nell'immaginario collettivo ancor di più i caratteri, assai poco reali, del difensore delle sorti degli oppressi e del Sud "invaso" dai savoiardi piemontesi.

Spagnuolo racconta dettagliatamente l'episodio. Nell'Aprile del 1861 Crocco si mosse verso l'Irpinia con la sua compagine di briganti cercando di conferire una finalità politica alla sua azione. A Monteverde il Barone Sangermano, massima personalità del notabiliato locale, era di fede borbonica, benché sembri fuori dalle trame reazionarie; a Carbonara c'era stato nell'Ottobre precedente un sanguinoso moto antinunitario; il paese ospitava per questo ancora un presidio militare piemontese, ed aveva le carceri piene di detenuti per quei fatti. Il senso dell'attacco a Monteverde e Carbonara nell'Aprile del 1861 - sembra indicare l'autore - era proprio questo: cercare di saldare la sua disperata lotta di ribellione con un programma di tipo politico. In un precedente incontro a Melfi, la vicina cittadina lucana, emissari di Crocco si erano incontrati con esponenti del partito borbonico di Monteverde e di Melfi, i quali avevano garantito l'adesione "politica" dei centri ofantini all'azione rivoluzionaria del brigante. Di qui la marcia di Crocco su Monteverde e su Carbonara tra il 18 e il 19 Aprile 1861. L'assalto fu cruento e spettacolare, come gli assalti di cavalleria nel cinespettacolo di Rambaldi: centinaia di uomini a cavallo, attraversato l'Ofanto, salivano verso l'altura di Monteverde, con le bandiere borboniche spiegate. La truppa piemontese da Carbonara gli mosse contro, ma fu elusa facilmente, e Crocco entrò nel paese sguarnito, uccidendo alcuni uomini rimasti a presidio. L'assalto fu di breve durata, e l'azione non ebbe nulla di politico. I briganti tanto a Monteverde che a Carbonara posero a sacco le case più ricche del paese, penetrarono nella sede del municipio, minacciarono e percossero chi ritenevano potesse opporsi a loro, fucilarono come traditore un soldato che sotto l'uniforme piemontese portava ancora la divisa borbonica, poi al tramonto fuggirono verso Calitri. La reazione della truppa piemontese, rientrata in forze a Carbonara, non fu meno feroce; arresti, percosse, perlustrazioni violente che sconfinavano nel saccheggio, fino alla fucilazione "per errore" di un sacerdote liberale. 

La vicenda dell'attacco di Crocco a Monteverde e Carbonara, così dettagliatamente ricostruita da Edoardo Spagnuolo, credo non getti nuova luce sulla figura del brigante; al più costituisce un'altra testimonianza della tragedia del Sud, in cui l'instaurazione del regno unitario fece esplodere contraddizioni politiche e antichi conflitti sociali irrisolti in una sanguinosa guerra civile che, fuori dalla retorica celebrativa del Risorgimento, sembra ancora turbare le coscienze meridionali.